Quintilian 10.1.59 (tr. Donald A. Russell):
We should form our minds and take our tone from extensive reading, rather than from reading many authors.
multa magis quam multorum lectione formanda mens et ducendus color.
Renzo Tosi,
Dizionario delle sentenze latine e greche (Milan: BUR, 2017), number 486 (page number unknown):
Non multa sed multum
Non molte cose, ma molto
È questa la formulazione vulgata di un motto tuttora diffuso (anche se
nella prassi scolastica sempre più disatteso), il quale sostiene che una vera
cultura si deve basare sulla qualità e l’approfondimento, piuttosto che
sulla quantità e la dispersiva pluralità degli argomenti. Deve trattarsi di un
precetto già antico: ne abbiamo vestigia in Plinio il Giovane (Ep. 7,9:
Multum legendum esse non multa, «bisogna leggere molto, non molte
cose») e in Quintiliano (10,1,59: Multa magis quam multorum lectione
formanda mens, «la mente si deve formare leggendo in profondità, più che
leggendo molte cose»). Concettualmente si deve poi citare un ben noto
frammento di Eraclito (16,1 Marcovich2 = 40 D.-K.), che avverte:
πολυμαθίη νόον ἔχειν οὐ διδάσκει, «l’apprendere molte cose non insegna
l’intelligenza». Un riuso nella letteratura medievale si trova in Ugo di San
Vittore (Expositio in Hierarchiam caelestem S. Dionysii, PL 175, 1066b), dove l’espressione è riferita alla peccatrice alla quale Gesù dice che molto
le è perdonato perché molto ha amato. Molte, infine, le riprese nella
cultura moderna e contemporanea: si ritrova, ad es., in Lessing (Emilia
Galotti, 1,5), in una lettera di Lenin ad A.B. Khalatov del 26 maggio 1921
(Lenin Collected Works, 45, Moskva 1976, 157) e in Camino di Josemaría
Escrivá de Balaguer; inoltre il motto fu caro a Luigi Luzzatti, teorico delle
banche popolari, e così sono denominate sei bagatelle per quartetto d’archi
di Anton Webern (op. 9), uno dei primi esempi di aforisma musicale. Un
aforisma di Vauvenargues, infine (269), ricorda che «è ben più facile
fingersi di un’infinità di nozioni che non possederne bene un piccolo
numero».